Lungara 29 – il caso Montesi

Giovedì 4 aprile ore 17.30, presso Lo Spazio di via dell’ospizio a Pistoia, Nicola Fano, Giuseppe Grattacaso, Sandra Petrignani, Sergio Zoppi presentano il libro di Leone Piccioni, Lungara 29 – Il caso Montesi nelle lettere a Piero (Polistampa 2018). Introduce Paolo Fabrizio Iacuzzi, presidente del Premio Ceppo. Saluti di Gloria Piccioni, curatrice del volume. L‘evento è promosso dagli “Amici di Leone Piccioni”.

Ventisette lettere, scritte un giorno sì e un giorno no, in soli tre mesi, dal 23 settembre al 27 novembre 1954. Il grande insegnamento morale di Leone Piccioni. Il suo testamento dalla letteratura alla vita. Introdotto da Stefano Folli, il libro racchiude due ritratti del padre Attilio Piccioni, firmati da Indro Montanelli e da Giovanni Spadolini.
Il mittente è Leone Piccioni, il destinatario suo fratello Piero, recluso nel carcere romano di Regina Coeli, accusato dell‘omicidio di Wilma Montesi. In realtà, come fu poi dimostrato, l‘unica sua “colpa”, oltre a quella di essere un musicista che amava il jazz, fu di essere il figlio di Attilio Piccioni, tra gli ultimi rappresentanti del Partito Popolare, padre fondatore della Repubblica italiana oltreché della Democrazia Cristiana: naturale successore di De Gasperi, era un “ingombro” di cui qualcuno voleva disfarsi.
Il carteggio, emerso dagli archivi familiari e per la prima volta reso pubblico, pur filtrato dalla censura carceraria, consente uno sguardo diverso, più intimo, lontano dai clamori della cronaca, sul “caso Montesi”: uno scandalo che travolse la politica italiana negli anni Cinquanta, che fu la chiave di volta di un cambiamento del modo di fare e di concepire la politica e del ruolo della magistratura, e che ha lasciato ferite aperte ancora oggi.

Ecco alcuni giudizi: “una testimonianza, nello stesso tempo intensa e pacata, di una tragedia familiare vissuta in uno straordinario contesto privato” (Ettore Boffano, Il Fatto Quotidiano), “lettere piene di angosciosa sofferenza e insieme di dignità e amarezza illuminata dalla grande forza della fede” (Cosimo Ceccuti, La Nazione), “per quest‘oggi così turbolento e incerto, così fragile nelle sue guide politiche, prive di idee e di adeguata umiltà” (Loretto Rafanelli, Succedeoggi.it).
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