Le voci di dentro

3H_LeVociDiDentro_Servillo_FotoFabioEsposito[dropcap]L[/dropcap]a vita è un sogno, diceva Calderon de la Barca. Senza arrivare ad essere così categorico, Eduardo De Filippo nel suo Le voci di dentro ci fa riflettere su quanto malleabile sia la realtà in cui siamo immersi e su come una diceria, un sogno, un’ipotesi possano modificarla, portando a galla desideri e pulsioni nascoste. Il dramma, dai forti accenti pirandelliani, è estremamente piacevole nonostante la continua comicità che emerge dai dialoghi e dalle battute dei personaggi non riesca a tenere sommersa la profonda vena drammatica che percorre tutto lo spettacolo, fino all’esplosione finale: la morte (quella ipotizzata e quella vera), i rancori, le invidie, i risentimenti striscianti non aspettano altro che l’occasione buona per poter balzare fuori e azzannare alla gola il vicino più prossimo. Una pièce notevole, dunque, a cui va gran parte del merito della riuscita dello spettacolo. L’interpretazione, infatti, benché affidata ad un gruppo di attori capaci e capitanati dal Toni Servillo nazionale, non è riuscita a prendermi, a entusiasmarmi, a farmi entrare in risonanza. A fine serata ho percepito netta la separazione fra l’ottimo testo e la (soltanto) buona recitazione. Forse perché quando ci si accinge a vedere uno spettacolo che ha già ricevuto molti riconoscimenti e con un attore candidato all’Oscar, si ha la pretesa, forse eccessiva, di essere portati sulle nuvole. Beninteso, Toni e Peppe Servillo, fratelli napoletani nella vita e sul palco, sono la coppia perfetta per quel ruolo (forse Peppe addirittura più disinvolto del navigato Toni), il ritmo è serrato e la recitazione senza incertezze. Però è mancata l’onda che mi portasse su. Le frequenti, lunghe pause di silenzio non creano il pathos che vorrebbero; il dialetto napoletano, solo a tratti attenuato dagli attori, può risultare di non facile comprensione per i non campani; infine, il tono di voce spesso basso è stato un altro ostacolo alla fruizione del testo (specie dalla galleria). Ho invece apprezzato molto il saluto fatto da Toni Servillo proprio alla galleria, al momento degli applausi finali. È il primo che lo fa in questa stagione al Manzoni (almeno agli spettacoli cui ho assistito io). Un’attenzione che fa da ideale contraltare alla caduta di stile decisamente brutta che recentemente lo ha visto coinvolto con una giornalista di RaiNews24.

Altri attori: Chiara Baffi, Betti Pedrazzi, Marcello Romolo, Gigio Morra, Lucia Mandarini, Vincenzo Nemolato, Marianna Robustelli, Antonello Cossia, Daghi Rondanini, Rocco Giordano, Maria Angela Robustelli, Francesco Paglino.

Regia: Toni Servillo

Scene: Lino Fiorito

Costumi: Ortensia De Francesco

Luci: Cesare Accetta

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