Week end, di Ruccello

margherita di Rauso (foto di Pietro Pesce)[dropcap]F[/dropcap]orse non casualmente, dopo l’eduardiano Le voci di dentro arriva al Manzoni in prima visione toscana, un altro dramma di scuola napoletana: Week end di Annibale Ruccello, ricco di richiami all’Italia dei primi anni ’80. Una scenografia obliqua, come la vita della protagonista, Ida, accoglie le vicende di un finesettimana fuori dalle righe per una professoressa quarantenne, single, claudicante e sradicata dalla sua terra. Ida viene infatti dal sud, da un paesino dell’entroterra campano da cui forse è scappata per allontanarsi da una famiglia e da un ambiente sociale troppo opprimente. A Roma ha trovato casa e lavoro, ma non l’amore. Per questo i pochi uomini che, per motivi diversi, entrano in casa sua finiscono per diventare oggetto del suo disperato desiderio affettivo e sessuale. Un giovane e svanito liceale a cui dà ripetizioni di italiano (lei che insegna inglese e francese) e un bell’idraulico burino saranno i suoi “passatempi” per tre giorni, fino all’epilogo a metà fra tragedia e sogno. La protagonista assoluta della scena è quindi lei, la donna sola e “difettosa” che nessun uomo ha voluto accanto e che riversa sulle sigarette, sull’alcol e sulle melanconiche melodie delle vecchie canzoni francesi le sue insoddisfazioni di donna delusa dalla vita. Margherita Di Rauso dà voce e corpo a quest’anima sofferente e spavalda, tenera e divoratrice al tempo stesso. Un’interpretazione viva e piena di pathos, fino alla narrazione della favola nera finale (tanto simile alla biografia della protagonista) in cui il tempo si rarefà per poi ripiombare nel finale rosso di sangue (forse…).

Una vicenda amara, ma condita da frequenti slanci comici sostenuti dalla goffaggine di Ida a dagli atteggiamenti dell’idraulico macho e dello studentello cafone. Giulio Forges Davanzati e Brenno Placido fanno da spalla alla brava Di Rauso a cui forse a fine spettacolo sono mancati un po’ di applausi che sicuramente si meritava più copiosi. Piacevoli anche le musiche e gli effetti sonori curati da Carlo De Nonno. Regia di Luca De Bei.

 

 

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