Un nuovo sistema museale per Pistoia

1[dropcap]L[/dropcap]a lista civica Insieme per Pistoia ha organizzato sabato 22 febbraio un incontro presso gli antichi magazzini del sale del palazzo comunale per esporre il documento predisposto da Claudio Rosati in ordine alla riorganizzazione del sistema museale pistoiese. Tale documento ha l’ambizione di ridisegnare le sinergie fra i diversi musei già esistenti e nuove realtà che potrebbero nascere sul territorio, come le nuove strutture lungo via Pacini (con una “Casa della città” e il decentramento di uffici comuali) e, soprattutto, la nuova destinazione da dare agli spazi del vecchio Ceppo rimasti liberi dopo il trasferimento dell’ospedale. La relazione di Rosati è partita dall’analisi della situazione museale contemporanea che vede in Toscana un vero e proprio boom di musei con la più alta concentrazione d’Europa, più di 700! Ciò è senz’altro una ricchezza ma crea anche dei problemi sia organizzativi che amministrativi e finanziari, venendo a mancare spesso un afflusso di pubblico che li renda sostenibili. Per questo c’è stato chi ha chiesto una sorta di “moratoria” sull’istituzione di nuovi musei e di nuovi beni culturali, alla cui continua patrimonializzazione non corrisponde spesso la possibilità di renderli fruibili (come nel caso del prezioso “medagliere Gelli” custodito nei caveau della Cassa di Risparmio ma inaccessibile per l’assenza di una struttura idonea).

Il museo di oggi, rispetto a quello di 50 o 70 anni fa, ha subito una “democratizzazione” con un grande aumento dei visitatori di tutti gli strati sociali (gli Uffizi sono passati dai 30.000 visitatori degli anni ’30 al milione e 700.000 di oggi), uscendo dall’empireo della cultura di classe cui, per varie ragioni, era relegato. Ma l’evoluzione continua con strutture polifunzionali e ibride in cui confluiscono non solo il classico museo ma anche archivi e biblioteche (i M.A.B.). Tornando al locale, Rosati ha preso ad esempio gli ultimi due “musei della città” creati in Italia, quello di Bologna e quello di Torino, molto diversi e con criticità che a Pistoia dovremmo evitare, cercando di mettere il più possibile in rete i musei già esistenti (gli “antenati”) con i nuovi che potrebbero nascere. L’antenato più illustre di Pistoia è sicuramente Palazzo di Giano che, in linea con un’antica tradizione di palazzi storici adibiti a museo (in Toscana l’unico museo costruito per essere tale è il Pecci di Prato), racchiude in sé l’amministrazione e l’arte. Al pian terreno troviamo infatti lo spazio delle Sale Affrescate e l’atrio, oltre allo spazio ipogeo utilizzabile in vario modo degli Antichi Magazzini del Sale, mentre ai piani superiori c’è il Museo Civico, museo completamente pre-digitale da migliorare per renderlo più “amichevole” nei confronti del pubblico (maggiori apparati informativi e sedute, per esempio) ma che nel complesso ha un’organizzazione buona.

Fra i nuovi possibili spazi museali si colloca poi il grande punto interrogativo della parte storica del Ceppo, quella che dà su piazza Giovanni XXIII. Qui Rosati afferma che le scelte possibili sono molte, tutte valutabili e modificabili perché l’operazione è delicata e mai tentata prima. In ogni caso bisognerà rispettare lo spirito e la storia di un luogo con una tradizione plurisecolare alle spalle. Schematicamente, le ipotesi proposte sono:

  1. Un museo della Sanità, ricollocando e riorganizzando il già presente Museo dei Ferri, la Sala Anatomica ecc.);
  2. Un museo dedicato al Fregio Robbiano, che lo valorizzi e ne racconti la storia;
  3. Un Museo dedicato al percorso ipogeo di Pistoia Sotterranea;
  4. Una sala espositiva a norma con i moderni standard internazionale che renda possibile, per esempio, ospitare in sicurezza anche a Pistoia opere di grande valore in prestito da altri musei. Cosa che oggi non è possibile.
  5. Un nuovo spazio per il Centro Michelucci che racconti e valorizzi anche la sua persona oltre che le sue opere;
  6. Uno spazio per il patrimonio artistico dell’ASL con un “deposito organizzato” come già esistenti in varie parti del mondo;
  7. Uno spazio per gli archivi (riviste, documenti, cartelle cliniche) che conservino la memoria dell’attività e delle persone che sono passate dall’ex centro psichiatrico di Pistoia (le Ville Sbertoli).

Un grande lavoro di riorganizzazione, quindi, che prevede investimenti e tempi lunghi di realizzazione, ma su cui è giusto cominciare fin da subito a discutere per ridare slancio al ricchissimo patrimonio culturale già presente sul territorio di Pistoia.

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