Quando Troia era solo una città

Venerdì 19 maggio alle ore 18.00, presso Lo Spazio di via dell’ospizio a Pistoia, verrà presentato il libro Quando Troia era solo una città (Uno editori, 2016, p. 240, euro 13,90) di Mirella Santamato. Interverrà insieme all’autrice Claudia Venturi. L’evento è in collaborazione con La Valigia Rossa

Un viaggio a ritroso alla scoperta del passaggio dalla società matrilineare a quella patrilineare, che ebbe il suo epilogo nella guerra cantata da Omero nell’Iliade.
Il saggio contiene una attenta e appassionata disamina del poema omerico che porta l’autrice a rivoluzionarie scoperte per aiutarci a capire il mondo antico e a decodificare i molti enigmi del mondo moderno.

L’Iliade narra della caduta di Ilio.
Ilio è il nome derivato dal mitico fondatore della città, ma la città non viene ricordata con questo nome, se non dagli studiosi.
La gente comune la conosce con il nome di “Troia”.
La parola ‘TROIA’, si sottolinea in questo libro, rappresenta sia l’epiteto negativo usato per offendere le donne, sia il nome proprio della città che vide le famose gesta narrate nell’Iliade.
Che cosa ha a che vedere una parola che indica, in specifico, la femmina del maiale con la città che fa da sfondo al poema di Omero? L’autrice ci svela come questa parola si unisca, in modo indissolubile, nell’inconscio collettivo, alla figura mitica di Elena di Troia, la più bella tra tutte le donne, e che lei e non altri, sia ricordata proprio per il termine denigratorio. Mirella Santamato ci svela come le vicende di Elena possano essere lette non solo nel modo “patriarcale” a cui siamo abituati − e cioè la storia di una donna che tradisce il marito, il quale, a ragione, conduce una guerra insieme al fratello Agamennone per riavere ciò che gli è stato rubato − ma anche e soprattutto in modo positivo, cioè come la scelta di una donna coraggiosa che si innamora perdutamente di un uomo e lo segue in capo al mondo, noncurante delle leggi e dei legami pregressi. Una lettura rivoluzionaria alla scoperta delle origini della società matrilineare, volutamente occultate dal sistema patriarcale.«Cantami, o Diva, del Pelide Achille l’ira funesta… ».
Il crepuscolo delle dee è l’argomento di fondo di questo poema, la cui bellezza cadente trova ampio risalto nella profondità dei versi sublimi.

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