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Il tramonto dell’euro, Bagnai a Margine Coperta (Video)

302053_450762251675075_987810807_nL‘euro e l’europeismo sono un’ideologia e come tale vanno propugnati (anzi, adorati) senza sollevare dubbi né tantomeno dibattiti. Un atteggiamento portato avanti da destra, comprensibilmente, e da “sinistra”, apparentemente meno comprensibilmente dato che il “progetto euro” è di matrice reazionaria e colpisce le classi deboli e lavoratrici. Centinaia di economisti in tutto il mondo hanno ormai dimostrato come tutta l’operazione è stata pianificata per attuare su scala continentale una politica dei redditi e industriale di tipo neoliberista (sentite cosa dice Galloni, economista ed ex direttore del ministero del lavoro, sul piano per deindustrializzare l’Italia), nonché per colpire gli assetti costituzionali sorti dalla resistenza (le sbandierate “riforme” senza cui, dicono, non si esce dalla crisi).
Un “manganello monetario”, insomma, con cui cancellare le conquiste sociali, politiche ed economiche ottenute fino agli anni ’80. L’economista Alain Parguez si spinge a dire che l’euro sia stato usato anche per togliere sovranità agli stati. E tutto ciò lo si sapeva fin dall’inizio. Napolitano, responsabile economico del PCI, lo denunciò già nel 1978 (poi ha cambiato idea…) e qui si possono leggere alcune interessanti dichiarazioni d’intenti dei padri dell’euro. La propaganda del “sogno europeo” (irrealizzato) di Altiero Spinelli che doveva portare pace e prosperità è solo l’incarto dorato di una pillola amarissima. Ma in Italia è vietato anche discuterne se non si vuole essere etichettati come antieuropeisti, euroscettici o populisti. In realtà, appare evidente che l’unica soluzione della crisi sarebbe tornare, anche gradualmente, alla moneta sovrana, emessa cioè dallo stato e non da una banca centrale privata da cui lo stato deve farsela prestare a interesse emettendo titoli, facendo così gonfiare il debito pubblico. Il governo Letta (autore del libro “Morire per Maastricht”) ha fatto ministro dell’economia il direttore generale della banca d’Italia e il governo Renzi si vanta di “rispettare i patti con l’Europa” e ha messo al dicastero dell’economia un uomo del Fondo Monetario Internazionale. Poche speranze quindi.

Il convegno organizzato nell’aprile scorso dal GAS “La Gramigna” e dal Circolo Arci di Margine Coperta intitolato “È la fine dell’euro? Le cause della crisi, la verità sulla moneta unica di cui nessuno parla” è servito proprio a riflettere sulla questione cogliendo l’occasione per presentare il libro “E’ la fine dell’euro?” di Alberto Bagnai, professore associato di Politica economica presso l’università di Chieti-Pescara. Il suo blog goofynomics.blogspot.it è diventato un importante punto di riferimento per l’analisi della crisi dell’Eurozona.
Sebastiano Nerozzi è ricercatore di Storia del pensiero economico alla facoltà di Scienze Politiche dell’università di Palermo. Di seguito il video-reportage della serata.

 

Parte prima: introduzione di Sebastiano Nerozzi

Seconda parte: relazione di Alberto Bagnai
Terza parte: interventi del pubblico e risposte di Bagnai

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