Sarto per signora

SARTO PER SIGNORA - foto Mario D'Angelo (8)Date tre coppie di numeri, quante sono le loro possibilità combinatorie? Un quesito del genere potrebbe ricordare il gioco del lotto o un esame di statistica, invece si addice perfettamente alla commedia di Feydeau, in scena questo fine settimana al Manzoni. Sarto per signora è un testo basato tutto sul gioco degli equivoci, degli intrecci amorosi (o così vagheggiati) di tre coppie nella Parigi bene dell’Ottocento. Un dottore che ha più a cuore le sue scappatelle che la salute dei suoi pazienti, un militare in pensione e un vecchio faccendiere fanno, con le rispettive compagne, una sorta di “partita di giro” amorosa in cui si ingannano vicendevolmente, per tutta la durata della piéce. Lo spettacolo si basa principalmente sul ritmo serratissimo delle battute e dei dialoghi, su una recitazione impeccabile di tutti gli attori coinvolti e sulla scelta azzeccata di mettere in bocca a personaggi dai cognomi francesi i vari dialetti italiani: una nota di colore che ricorda certe macchiette di Totò e Peppino, che Solfrizzi cita abbastanza platealmente. Il testo è commedia pura, pensato come un meccanismo complicato e perfettamente funzionante di incroci ed equivoci che si innestano uno sull’altro, per la facile risata del pubblico, verso cui gli attori spesso si rivolgono direttamente. Non c’è traccia di un ritratto sociale, interiore, storico, tutto scorre sulla lieve superficialità di vite fatue che non hanno preoccupazioni, se non quella di portare avanti le loro tresche. La regia di Valerio Binasco guida un team corposo di attori guidati da Emilio Solfrizzi, capaci di caratterizzare in modo spiccato ogni personaggio: Altieri, Bartolucci, Bedrina, Contri, Dessì, Galantini, Lugli e Mandalari.


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