P.I.L. – Farenheit 451

[box border=”full”]No, non è il famigerato Prodotto Interno Lordo e nemmeno il post-punk dei Public Image Limited. Il P.I.L. di cui mi occuperò su queste pagine è quello delle Pistoia’s Indipendent Libraries. Lo so, library in inglese vuol dire biblioteca, non libreria, ma mi concedo questa estensione semantica per la vicinanza fonetica delle due parole.
Pistoia, nonostante le ridotte dimensioni territoriali che fanno pensare a un bacino di lettori ristretto, presenta un gran numero di librerie. Nel solo centro storico se ne contano ben undici (ma forse ne dimentico qualcuna) fra librerie di catena, indipendenti generaliste, dell’usato, remainder, da collezione e specializzate. Altre due sono in zone più periferiche. Un bel primato, considerando la crisi e la poca inclinazione alla lettura degli italiani. Purtroppo non tutte riescono a rimanere sul mercato. A memoria, ne ricordo almeno tre che negli anni ci hanno lasciato: la libreria La Sala, la mitica Cartolibreria delle Novità e, ultima, la Edison.
Con questi post farò una ricognizione delle librerie indipendenti presenti in città, parlando con i titolari e scoprendone i segreti. Personalmente, quando penso a una libreria indipendente penso a un luogo in cui posso rapportarmi sempre con un libraio competente, che fa il suo lavoro con passione (non con dieci commessi, spesso giustamente frustrati e distaccati) e che mi offre una scelta di libri che va al di là delle dieci case editrici famose (le cosiddette major) che trovo ovunque: dal supermercato, all’edicola, alla posta. Pistoia città del libro, dunque? Non so, ma di certo le possibilità di scelta non mancano.[/box]

35305_1154357317119_403101_n[dropcap]I[/dropcap]l quartiere delle Fornaci è forse l’unica vera periferia di Pistoia, con tutte le problematiche che questo può comportare. Proprio in questo scorcio di città si è insediata qualche anno fa una piccola libreria gestita da un coraggioso e preparato “uomo dei libri”: Luca Bonistalli. Un passato da giornalista sportivo (basket über alles), proveniente da una precedenza esperienza libraria, Luca, con la sua passione, la sua preparazione e una buona dose di simpatia ha saputo ritagliarsi uno spazio e una clientela che, nonostante le dimensioni ridotte del locale, gli permette di essere un punto vitale della cultura, nel bel mezzo di Via Antonelli.

Luca, raccontaci qualcosa di te: da dove vieni (professionalmente) e come è nata la Fahrenheit 451?

La Fahrenheit 451 è nata nel 2007, in via Antonelli, a Pistoia. Nei dieci anni precedenti ho lavorato in una cooperativa che gestiva una libreria a Quarrata – che si chiamava allo stesso modo, tra l’altro.

Qual è il segreto per resistere sul mercato di una città di provincia, senza essere nemmeno in centro, e con una concorrenza spietata come quella di supermercati e librerie di catena poco distanti?

Il segreto non esiste, nel senso che hai solo un modo per andare avanti: quello di far capire ai clienti la tua passione per questo mestiere, seguirli, consigliarli. E tutto questo comunque non è sufficiente. Credo che una libreria – a maggior ragione una minuscola come la mia – ha una precisa responsabilità all’interno del proprio quartiere: proporre corsi, incontri, laboratori, anche al di fuori della sua sede naturale. Uscire e andare incontro alla gente, insomma. Il quartiere dove lavoro, zona porta S. Marco, vicino alle Fornaci, è una zona mista, dove il “popolare” (semplifico) confina e si mescola con realtà extracomunitarie e ceti sociali più alti. Umanità varia e bellissima, anche se complicata. Lo considero un po’ una Belleville in piccolo – il quartiere parigino dove Pennac ha ambientato le avventure del signor Malaussène e la sua stramba famiglia.

Sulla tua Pagina Facebook racconti spesso aneddoti divertenti, le “perle”, che ti capitano in libreria. Ritieni sia un osservatorio particolare sulla “commedia umana”?

Oh, assolutamente sì. A volte, più che una libreria, mi par di gestire un centro sociale, ed è una cosa che mi piace moltissimo. Anzi, credo che una libreria come la mia debba necessariamente essere un luogo di incontro e scambio di informazioni e confidenze tra libraio e lettore. Non può essere altrimenti. Ed è un valore aggiunto g-i-g-a-n-t-e-s-c-o! Aggiungo una cosa, a scanso di equivoci: quando riporto un episodio buffo su facebook o altrove sulla rete non lo faccio per prendere in giro nessuno, mi sembra ovvio. È una testimonianza di quello che succede qua dentro, è un modo per condividere con altri i momenti curiosi, divertenti che capitano qua dentro. E spesso mi prendo in giro da solo!

Oltre alla vendita di libri, cosa offre la Farenheit?

Torno a quanto detto prima: mi sforzo, nei limiti delle mie capacità e del tempo a disposizione, di completare l’offerta libraria con iniziative anche e soprattutto svolte lontano da queste mura. Una scelta obbligata, considerato il locale piccolo.

Ogni tanto organizzi anche corsi di scrittura e di lettura. Pensi ci sia bisogno di far scoprire alle persone i segreti e i piaceri che un libro ci può regalare?

Certo! Ho cominciato più di dieci anni fa a proporre corsi di lettura e scrittura ai bambini e ai ragazzi in età scolare; da un paio d’anni faccio lo steso con gli adulti, non solo a Pistoia ma anche nei comuni vicini. Lo faccio perché mi piace, vedo che riesco a coinvolgere i partecipanti ed è un modo per completare la mia professionalità.

 

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Un commento su “P.I.L. – Farenheit 451

  1. Diana Fantacci il said:

    Luca è forse l’ultimo autentico libraio di Pistoia. Ma vorrei citare la libreria che Massimiliano Barbini ha tenuto in vita per alcuni anni… quando eravamo “ragazzi”, ve la ricordate? e ora direi che possiamo citare anche Sergio Salabelle e Elena Zucconi della magica libreria Les Bouquinistes… Che begli amici che tengo!

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