Un maiale in cucina

1975189_610445562372979_233161964_n[dropcap]S[/dropcap]i può fare teatro civile rivolto ai bambini? Ultimo Teatro pensa di sì e Il maiale e l’aiuto chef, che stanno portando in giro per l’Italia, ne è la prova. Il 15 maggio scorso, presso la palestra delle scuole Roncalli di Pistoia, nell’ambito della manifestazione “Mettiamoci una tAppa”, è andato in scena questo surreale spettacolo che, mischiando ironia, sberleffi, favole e mostri fa riflettere sul rapporto strettissimo fra alimentazione, salute e, perché no?, identità. Un uomo che si crede un grande chef centrifuga i suoi orribili intrugli in un pentolone e non si accorge nemmeno che, proprio a causa delle schifezze che mangia, è diventato un maiale. Ci vorrà l’intervento della fatina aiutante a farglielo notare e a spiegargli che, se vorrà riprendere le sue sembianze, dovrà ricominciare a mangiare sano, prendendo ciò che di buono produce la natura, evitando cibi spazzatura, lavorati, raffinati, manipolati geneticamente. La fatina ascolta i consigli del saggio lupo (finalmente un lupo buono in una favola!) che insegna a coltivare e tramandare i semi delle piante naturali che rischiano la scomparsa a causa delle produzioni industriali. Alla fine dello spettacolo, i semi stessi verranno donati al pubblico, come se il senso della storia si fosse fatto concreto simbolo da toccare. In mezzo a tutto questo c’è spazio per uno spettacolo di burattini con draghi sputafuoco e per la narrazione di un paio di favole con cui la fatina incanta i bambini. Una delle quali, I racconti della pioggia, è tratta dal mio libro Onde e fronde (e con l’occasione ringrazio Nina per aver deciso di inserirla nello spettacolo). Educazione all’alimentazione, quindi, tema cruciale e troppo spesso ignorato o mistificato; ma anche al rispetto delle tradizioni, del buon vivere e dell’ambiente. I bambini di sicuro impareranno qualcosa di importante divertendosi e interagendo con i personaggi che spesso li chiamano in causa. Peccato che alla serata pistoiese mancasse proprio il pubblico dei più piccoli (tranne un paio di eccezioni). La scuola media che ospitava lo spettacolo o gli organizzatori dell’evento si potevano dare un po’ più da fare per coinvolgere le classi. Un’occasione persa, speriamo ci sia modo di recuperare.

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