La vita sul Pianeta Melos

melos[dropcap]A[/dropcap] un paio di settimane di distanza dall’articolo sul Pianeta Melos apparso su queste pagine torniamo ad occuparci del locale in via dei Macelli per approfondire la sua situazione. Abbiamo intervistato l’ex direttore artistico, Cristiano Bracali, per capire meglio come stanno le cose.

Dunque Cristiano, raccontaci intanto cos’è e come viene gestito il Pianeta Melos.

Il Pianeta Melos è uno spazio polifunzionale attrezzato in cui poter fare molti tipi di attività: teatro, conferenze, corsi per anziani, mostre fotografiche, corsi di strumenti e ovviamente concerti e sale prove. Le strumentazioni a disposizioni e l’insonorizzazione dei locali garantiscono una qualità professionale e il bar permette di passare comodamente una serata con buffet, aperitivi e bevute varie. Credo che una città come Pistoia, che si vanta di essere la patria italiana del Blues, dovrebbe valorizzare un posto come questo che permette ai suoi cittadini, specie ai più giovani, di fruire di questa moltitudine di opportunità artistiche e di intrattenimento. L’amministrazione comunale, proprietaria dei locali, dovrebbe considerare il Melos come un priorità etica e morale da sostenere, perché sono davvero poche le città che possono dire di avere spazi come questo. Abbiamo ospitato band fiorentine che ci confermano che a Firenze ci sono grandi sale concerto (la Flog) e centri sociali, ma spazi per la musica qualificati e adatti anche ai gruppi emergenti come il Melos non ce ne sono. È quindi auspicabile un sempre maggiore coinvolgimento da parte del Comune per sostenere questo spazio che vorrebbe raccogliere la gloriosa eredità del Centro di Quartiere.

Puoi spiegarci a livello tecnico-burocratico come avviene la gestione del Melos?

Il comune affida la gestione degli spazi con appalti triennali. L’ultimo bando risale a quasi due anni fa ed è stato vinto dalla cooperativa Pantagruel e dal Centro Studi Cultura Sviluppo, associati per l’occasione nella forma dell’Associazione Temporanea di Impresa. Una volta avuto il locale, l’ATI ha dovuto fare un investimento notevole, intorno ai centomila euro, per ammodernare la struttura e mettere a norma tutti gli impianti. Per garantire pubblico e visibilità c’è bisogno che la programmazione sia costante e di buona qualità, altrimenti, come avveniva nella precedente gestione, i pistoiesi non sanno quando è aperto, cosa c’è in calendario e se poter fare affidamento su questo locale per passare una serata. È stato quindi costituito un gruppo di direttori artistici di grande qualità per aree tematiche (Monica Menchi per il teatro, Nick Becattini per il blues, Francesco Noli per il metal, io per la supervisione generale), è stato rinnovato il brand e si è cercato di fare una campagna pubblicitaria sul web e sugli altri mezzi di informazione locale. La promozione però non è mai facile, perché una buona pubblicità può arrivare a costare anche 500 euro a serata. A questi vanno aggiunti i costi della band (che giustamente vuole essere pagata), la SIAE, il fonico, il barista e altre spese che in media ammontano ad altri 500 euro. Saltuariamente sono stati fatti anche spettacoli ad ingresso gratuito (per invogliare la gente a venire, in assenza del grande nome sul palco) ma se tutti gli incassi devono venire dal bar è difficile coprire le spese. Io penso che purtroppo oggigiorno la musica è spesso pagata dall’alcol, perché gli enti pubblici devono concentrare le poche risorse sui servizi primari e per l’arte rimane poco. È una triste considerazione ma così stanno le cose. Quindi, nonostante un anno e mezzo di gestione tutto sommato positiva (336 eventi di varia natura spalmati su sette giorni a settimana), CSCS e Pantagruel hanno dovuto fare molti sacrifici economici. Adesso dovranno inventarsi qualche formula innovativa di gestione, magari rischiando anche qualche sperimentazione mai tentata prima.

Pensi che il Melos sia a rischio chiusura?

Questo no, il locale è comunque gestito da un’ATI tutt’ora in essere, ma certo non è facile organizzare una programmazione di alto livello, con tutto il carico di impegni e professionalità specifiche che ciò richiede. Ma questo è un posto che fa cultura, fa arte a buoni livelli, e il pubblico tutto sommato non è mai mancato. Ciò significa che la città, se c’è la possibilità, viene a vivere anche qui le sue serate, oltre che sulla Sala. Bisognerebbe investirci di più, proprio perché è un servizio pubblico, non un mero esercizio commerciale volto a guadagnare. Da qui vengono degli utili sociali, degli spazi di aggregazione e di condivisione che sarebbe davvero un peccato perdere.

Cosa si potrebbe fare quindi per aiutare questo posto?

Non è facile rispondere. Per prima cosa c’è bisogno che la cittadinanza chieda a gran voce all’Amministrazione di sostenere un luogo importante per Pistoia. L’Amministrazione, da parte sua, deve continuare ad affidare questi spazi a soggetti capaci e professionalmente specializzati nella gestione di attività artistiche e commerciali, dotate di uno staff capace di ricercare sponsor. Il tutto sempre nella massima trasparenza nelle gare per la scelta dei progetti di gestione, di modo che tutti possano partecipare ad armi pari, e chiunque possa poi verificare i progetti presentati da chi ha vinto e da chi ha perso. Al contempo però dovrebbe cercare di contribuire maggiormente al sostegno di questo centro di aggregazione, anche con forme nuove, originali e compatibili con la carenza di fondi che accomuna tutti i comuni. Io non posso arrendermi all’idea che non si riesca, dopo dieci anni, a far decollare uno spazio dalle potenzialità immense come questo. Uno spazio che, lo ripeto, è prima di tutto sociale, pubblico, un volano per lo sviluppo culturale della città.

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