La torre d’avorio, di Ronald Harwood

La Torre d' avorio 3 Luca Zingaretti Massimo De Francovich[dropcap]I[/dropcap]l secondo appuntamento con la stagione teatrale del Manzoni ha visto protagonista uno dei volti più celebri della tv italiana: Luca Zingaretti. La dimostrazione della notorietà che dà il mezzo televisivo è stato l’affollatissimo incontro con la compagnia avvenuto nell’atrio della biblioteca San Giorgio, venerdì pomeriggio. Presente anche Massimo De Francovich, a mio avviso il vero attore protagonista dello spettacolo La torre d’avorio che, con un’interpretazione superba, ha surclassato anche il pur bravo Zingaretti. Proprio De Francovich ha sottolineato come il dramma di Ronald Harwood non sia affatto semplice da interpretare e ha dato merito a Zingaretti per averlo scelto, dal momento che uno della sua fama avrebbe potuto riempire i teatri anche con un monologo meno impegnativo. Dopo la visione, confermo che la vicenda messa in scena non è affatto banale, sia per l’interpretazione sia per la tematica “rischiosa”. Ci sono, infatti, dei territori minati, nella storia e nel pensiero occidentale, che non è mai facile attraversare. Uno di questi è il rapporto di alcune nazioni europee col proprio recente passato. La Germania in primis deve fare i conti con il mostro hitleriano e l’irruzione in scena di una “pazza” che grida, rivolgendosi ai liberatori americani “voi siete come loro!” fa capire su che piano scivola la narrazione.

DSCN2224La vicenda è quella reale di Wilhelm Furtwängler che fu il più grande direttore d’orchestra della sua epoca, la cui “colpa” fu quella di rimanere in Germania senza opporsi esplicitamente al regime (che equivaleva all’impiccagione) ma facendo la sua personale resistenza tramite l’arte, considerata ispiratrice e conservatrice di libertà (mirabile il monologo in proposito di De Francovich/Furtwängler). Ma, ben lungi dal rimanere chiuso nella torre d’avorio del titolo, Furtwängler sfruttò la sua fama e i suoi contatti con gli alti gerarchi nazisti per intercedere e salvare la vita a decine di artisti ebrei, come testimoniato dalle lettere di ringraziamento inviategli da questi. Tuttavia, a guerra finita, verrà sottoposto a un’umiliante indagine da parte del Tribunale di Denazificazione che, pur non riuscendo a trovare prove concrete del suo collaborazionismo (non ebbe mai la tessera del partito e si fece promotore di appelli per l’arte libera), cercò in tutti i modi di infangarlo, dipingendolo come l’artista colluso che con i suoi concerti aveva dato lustro al regime. Alla fine viene adombrata anche la non improbabile ipotesi che la commissione d’indagine statunitense abbia chiesto aiuto ai “liberi” giornalisti del New York Times per diffamare con notizie false Furtwängler. Clamorosamente, invece, un altro direttore d’orchestra, lui sì legato al regime nazista (aveva ben due tessere del partito) diventerà di lì a poco una star mondiale: Herbert Von Karajan.

DSCN2226Il merito dello spettacolo è proprio quello di far riflettere su come la ricerca della verità non sia una priorità del Potere il quale cerca unicamente di consolidare le proprie basi ideologiche e il proprio status quo a prescindere da valutazioni etiche. Specie se questo Potere è appena uscito vincitore da una guerra mondiale e si appresta a diventare il nuovo padrone del mondo. Ed è importante che a lanciare questo messaggio sia un attore/regista ebreo come Zingaretti, sulla cui onestà intellettuale non si può dubitare. Recentemente è stato protagonista col fratello Nicola, presidente della Regione Lazio, di una manifestazione per ricordare il rastrellamento del ghetto di Roma.
Tanto più rimarchevole portare in giro spettacoli così in un momento in cui, anche in Italia, si sta cercando di fare passare leggi dal profondo spirito autoritario, come quella che vorrebbe instaurare il reato di negazionismo. Un’opinione, benché aberrante, non può essere mai sanzionata per legge. Solo i regimi, appunto, lo fanno. Bene che anche associazioni e centri studi legati alla Resistenza stiano stigmatizzando questo pericolo.

Altri interpreti: Caterina Gramaglia/Emmi Straube, Paolo Briguglia/David Wills, Gianluigi Fogacci/Helmuth Rode, Francesca Ciocchetti/Tamara Sachs.
Scene: Andrè Benaim. Costumi: Chiara Ferrantini. Luci: Pasquale Mari. Regia: Luca Zingaretti.

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