La cultura in Regione (1) – Alessio Biagiotti, M5S

SEGGIO ELETTORALESi avvicinano le elezioni regionali. Nonostante la pessima legge elettorale toscana che riduce la possibilità di scegliere i propri rappresentanti in Consiglio Regionale (le preferenze indicate sulla scheda “passano” solo dopo il listino bloccato deciso dai partiti, senza contare soglie di sbarramento e premi di maggioranza che falsano la volontà popolare), nonostante questo, proviamo a chiedere ad alcuni candidati di diverse liste della circoscrizione pistoiese cosa ne pensano dell’attuale stato della cultura nella nostra regione e cosa farebbero se venissero eletti. Cominciamo con Alessio Biagiotti, candidato del Movimento Cinque Stelle.

Cosa pensi dello stato attuale delle politiche culturali sul nostro territorio?

biagiotti Se guardiamo attentamente le condizioni sociali e culturali della nostra città, constatiamo una carenza di spazi aggregativi e culturali. Un zona la nostra oramai votata ai centri commerciali, multisala e video poker; qualche dubbio sull’effettiva azione delle politiche culturali sorge spontaneamente.La politica culturale nel nostro territorio ha di fatto seguito due direttive parallele su cui ha costruito la finzione di un’offerta culturale di qualità, che però in larga parte ha lo scopo di controllare i pochi finanziamenti disponibili in un circolo di clientele consolidate. La prima linea è quella di una raffica di eventi con cui costruire una vetrina del proprio operato. Altri sono veri e propri accrocchi culturali a basso costo, senza alcun’ idea di conduzione artistica. Altri ancora, infine, sono vere e proprie macchine per il consenso elettorale. Il problema è proprio nella mancanza di un’azione, programmata e continua negli anni, che dovrebbe essere seguita e diretta dagli operatori culturali del territorio.

Cosa ti impegni a fare, in ambito culturale, nel caso venissi eletto?

Il MoVimento 5 Stelle si candida su un programma e quello intende rispettare. Chiunque venga eletto è chiamato a a farsi portavoce delle esigenze e delle istanze dei cittadini. Ciò che ritengo fondamentale per la nostra città è la creazione di spazi culturali ed aggregativi, puntando sulla valorizzazione di quel patrimonio pubblico, abbandonato da troppi anni, e sostenendo quel ricco e multiforme corpo culturale cittadino, composto anche di realtà non professionali. che negli ultimi anni ha visto una frantumazione progressiva ed un logoramento costante.

I programmi di tutti i partiti sono pieni di buoni propositi, ma viviamo in un paese in cui le scuole crollano e non ci sono soldi per un piano di riassetto dell’edilizia scolastica (i 3,5 miliardi di euro promessi da Renzi per il Piano Scuola sono scomparsi dal DEF recentemente presentato…). E questo è solo un esempio della crisi del settore “cultura”. Come si conciliano le esigenze di bilancio (spesso imposte da vincoli europei e patti di stabilità vari) con le necessità sociali?

Se si gestisce seriamente il bilancio della regione, specialmente nella sanità, tagliando i costi della politica ed investendo in riqualificazione energetica, in un piano di marketing strategico quinquennale per la toscana, nella strategia rifiuti zero ed in tutta una serie di risorse che la nostra regione possiede, abbiamo tutte le potenzialità per ricreare lavoro e sostenere le politiche sociale necessarie.

Proprio per le scarse risorse destinabili a questo settore, molte manifestazioni culturali sono rese possibili solo grazie a sponsor privati, fondazioni bancarie in primis. Cosa ne pensi di questa “formula”? E’ un bene o un male necessario?

Ritengo che gli investimenti del settore privato in manifestazioni pubbliche siano ormai diventati una necessità di cui non possiamo fare a meno, ma è altrettanto necessario che questi fondi non provengano da società partecipate dei vari comuni.

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