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La casa nel bosco di Carifi

Venerdì 19 gennaio alle ore 18.00, presso Lo Spazio di via dell’ospizio, Roberto Carifi presenta la sua nuova raccolta poetica La casa nel bosco (Raffaelli editore, 2017, p. 52, euro 12,00). Dialogherà con lui Giampaolo Francesconi.

La casa nel bosco chiama in causa, ancora, la dentiera dell’angelo. Diciamo così: la prima fase della poesia di Carifi, con la «sua innegabile carica di suggestione», per quanto un tanto «lacrimevole» si chiude con Europa (Jaca Book, 1999), dove la fine dell’Occidente – tema continuo nella poetica di Carifi – si incarna negli eventi epocali di Auschwitz e della guerra in Bosnia, con acuti sconcertanti («comincerò il mio racconto da qui, da questa luce di frigorifero che illumina il mio corpo come la costola di un bue»). Dopo, le zanne dell’angelo colpiscono e affondano. Nel 2004 Carifi è preda di un ictus. Il male, al principio, lo dilania e gli toglie la voce. Poi, la poesia ritorna. Diversa. Nuova. Distillata. Saliva d’angelo. Da Tibet (Le Lettere, 2011), libro di australe nitidezza, Carifi imbraccia una specie di buddismo lirico. Vive da monaco, nella casa toscana, con un aiutante, da grande recluso della poesia italiana. «Il monaco prega nella pagoda/ e piange pensando a se stesso», scrive in una di queste poesie ultime, più che altro un breviario, non più poesia, reparto liturgico («Il mio presente è fatto di preghiera… anche parlando mi accorgo che prego»), requiem di barbagli, consapevolezza che assidera: «Nel cuore del dolore/ incontrerai le cose/ che fanno più male/ gli ictus e le paralisi,/ ma tutti ti seguiranno/ e diverranno esseri di luce». La grande poesia italiana si fa tra gli innaturali balbettii del male. Il grande poeta è quello che ha contato i denti dell’angelo assassino, e trae filastrocche dal morso”. (Davide Brullo)

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