Il prezzo – Arthur Miller

LOCANDINA IL PREZZO DI MILLERQuando, attraverso le vite di persone comuni in contesti ordinari, si riesce a evocare lo spirito di un nazione, se non addirittura lo zeitgeist di un’epoca, siamo di fronte ad una grande opera. Il prezzo, dramma scritto da Arthur Miller nel 1968, soddisfa questi non facili requisiti e offre allo spettatore lo spaccato di una società in cui, purtroppo, possiamo facilmente riconoscerci. La vicenda si svolge in un unico spazio scenografico, un vecchio appartamento prossimo alla demolizione in cui sono accatastati i mobili e gli oggetti che hanno accompagnato la vita di una famiglia. La trama è semplice e banale: due fratelli, Victor (Massimo Popolizio) e Walter (Elia Schilton), ormai orfani del padre, devono cercare di disfarsi di quella “paccottiglia” al miglior prezzo possibile. Per farlo, viene contattato il novantenne Solomon (Umberto Orsini), astuto ma anche saggio broker-estimatore. In quell’occasione, i due fratelli si incontreranno dopo sedici anni e faranno venire al pettine tutti i nodi, le incomprensioni e le frustrazioni di una vita. Il dramma inizia nel modo leggero tipico della commedia d’autore statunitense, con battute e situazioni al limite del comico, sottolineate dal recitato di Popolizio e Alvia Reale (Esther, la moglie di Victor) a tratti forzato quasi a richiamare gli accenti grotteschi di un cartone animato, a tratti facente il verso alla drammaticità di un De Niro in Taxi driver ma ancora senza convinzione, perché il dramma vero scoppierà solo nella seconda parte del testo. L’arrivo del fratello di Victor, infatti, farà tirare le somme alle loro esistenze (il successo di Walter, il fallimento di Victor) e metterà a nudo la figura opprimente di un padre sciacallo che si è approfittato di un figlio ingenuo per garantirsi una vecchiaia dignitosa. Il vecchio Solomon, col suo brio, la sua sfrontatezza, la sua spregiudicata saggezza ebraica farà da detonatore per la liberatoria catarsi finale. Su tutto, l’onnipresente denaro che domina le vite e invade le coscienze di uomini che hanno perso il contatto con i veri valori e che misurano ogni cosa solo col metro della ricchezza, dando un prezzo a tutto e riducendosi essi stessi a oggetti acquistabili da chi è più potente o spietato. Il mondo moderno come jungla dove domina la legge del capitale e dove non vince il migliore ma il più forte? Il messaggio finale di Miller è un po’ questo, con la pietà verso i deboli che spesso ne vengono sopraffatti, perché “non tutti rimbalzano”.

Lo spettacolo, con cui il teatro Manzoni ha inaugurato la stagione 2015/2016, scorre per quasi due ore senza interruzioni, dimostrandosi una vera prova di forza per gli attori. Alcune incertezze di Popolizio sono perciò scusabili, soprattutto alla luce dell’ottima performance che costituisce la svolta drammatica del finale. Fra tutti, spicca il talento di Orsini, unico che sembra davvero non recitare, tanta è la naturalezza e la spontaneità con cui interpreta il simpatico broker vegliardo, incarnazione di uno spirito mercantile, forse perduto per sempre, che conserva ancora cenni di umanità.


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