Caravaggio alla Smilea

ibari[dropcap]L[/dropcap]a villa Smilea di Montale è ricca di fascino anche quando non ospita mostre o installazioni particolari. Il suo giardino disseminato di sculture e installazioni e le opere di Jorio Vivarelli esposte in pianta stabile nei suo interni ne fanno una delle strutture più rilevanti in tutta la provincia per quanto riguarda l’arte e la storia. In questo momento, e fino al 6 gennaio 2014, ospita una mostra di grande risonanza che ha fra i suoi gioielli quadri di Guido Reni, Elisabetta Sirani, Bartolomeo Schedoni e Caravaggio. “Il baro” di Michelangelo Merisi ne è, ovviamente, la punta di diamante ma tutta la mostra è di estremo interesse anche per la tematica che fa da filo conduttore lungo le otto sale. “Il giuoco al tempo di Caravaggio” è infatti il titolo scelto per la mostra con cui i curatori hanno cercato di fare una panoramica di come venisse vissuto questo particolare aspetto della vita nei secoli dal XVI al XVII. Se nel periodo precedente esso veniva rappresentato solo come vizio da condannare, sia a livello etico che penale, dal ‘500 entra nelle rappresentazioni come un elemento imprescindibile nella rappresentazione oggettiva della vita (pur continuando ad essere ufficialmente stigmatizzato). Si giocava nelle feste di paese (kermesse), nelle osterie, nelle famiglie aristocratiche. I molti quadri esposti danno un’immagine puntuale di come il gioco (con i suoi trucchi, inganni e truffe) fosse vissuto all’epoca e ci fanno riflettere su come, ai giorni nostri, le cose non siano poi tanto cambiate. L’unica differenza, forse, è che oggi il gioco d’azzardo è gestito direttamente dallo stato. Pur di far cassa l’erario non si cura di mandare in rovina migliaia di persone che, quasi sempre, vivono già in una condizione di profondo disagio.

Oltre ai quadri, la mostra presenta carte da gioco dell’epoca sia a semi francesi (le odierne “toscane”), sia i tarocchi da cui derivano le carte “napoletane”, per non parlare di giochi da tavolo come il gioco dell’oca, i dadi, la tombola e due pannelli di Biribissi, antesignano della moderna roulette. Interessante la presenza di quadri del Reni e dello Schedoni che furono essi stessi giocatori d’azzardo incalliti tanto da scialacquare le loro ricchezze con le carte. Il Reni, in particolare, produsse spesso opere in modo frettoloso e talvolta lasciate incompiute proprio per usarle come pagamento dei propri debiti di gioco.

Il percorso della mostra inizia con una riproduzione di scuola caravaggesca del quadro “Il baro”, per poi concludersi con l’originale del maestro lombardo. Impossibile non venirne catturati, quasi ipnotizzati da tanto talento espressivo.

Dato il prezzo abbordabile (8 euro l’intero, 5 il ridotto per over 65, studenti e soci Coop) è davvero un peccato perdere l’occasione di ammirare certi capolavori. La mostra, inoltre, presenta numerosi eventi collaterali e convenzioni per promozioni con negozi locali per chi mostra il biglietto d’ingresso.

Per approfondimenti su artisti, opere esposte ed eventi connessi, visitate il sito ufficiale della mostra.

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